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Il test della carica virale

‘Carica virale’ è il termine che designa la quantità di HIV nell’organismo. Più virus è in circolo (e dunque più è alta la carica virale), più rapidamente calerà la conta dei CD4, e di conseguenza aumenterà il rischio di complicazioni.

Il test della carica virale misura la quantità di materiale genetico dell’HIV presente nel sangue. L’esito è espresso con un valore numerico che indica le copie di HIV RNA presenti in un millilitro di sangue, ma normalmente ci si riferisce alla carica virale solo con un numero. Per esempio, una carica virale di 10.000 è considerata bassa, mentre una di 100.000 è considerata alta.

La carica virale in mancanza di trattamento anti-HIV

Nelle persone che non assumono il trattamento anti-HIV, i livelli di carica virale vengono costantemente monitorati perché possono fornire preziose informazioni sull’impatto del virus non trattato sullo stato di salute dell’organismo. A parità di valori di CD4, chi presenta un’alta carica virale tende a perdere CD4 e ad ammalarsi più velocemente.

In mancanza di trattamento, i livelli di carica virale possono oscillare da una rilevazione all’altra. Anche se si evidenziano degli innalzamenti della carica virale, quindi, di solito non c’è da preoccuparsi. Perfino una carica virale doppia rispetto al normale potrebbe non significare nulla di particolare.

Le vaccinazioni, per esempio quella per l’influenza stagionale, possono provocare un temporaneo innalzamento della carica virale, perciò sono un fattore che il medico dovrà tenere presente quando esaminerà gli esiti del test.

Come per la conta dei CD4, anche per la carica virale è più rilevante l’andamento generale nel tempo. Per esempio, ci può essere motivo d’allarme se nell’arco di diversi mesi si registra un aumento costante della carica virale, oppure se la quantità di virus nell’organismo risulta più che triplicata.

Facciamo un esempio. In mancanza di trattamento anti-HIV, un aumento da 5000 a 15.000 non è preoccupante; neppure uno da 50.000 a 100.000 è necessariamente significativo, perché rientra ancora nel margine di errore del test; è invece il caso di allarmarsi se si osserva un balzo da 5000 a 25.000, ossia una quantità di carica virale quintuplicata rispetto all’ultima rilevazione.

Il medico vorrà probabilmente confermare questa tendenza ripetendo il test.

La carica virale è uno dei fattori in gioco nella scelta di iniziare il trattamento. Come ricordato sopra, infatti, in genere si raccomanda l’inizio del trattamento quando la conta dei CD4 scende a 350, ma la raccomandazione è ancora più forte se si rileva anche una carica virale uguale o superiore a 100.000.

La carica virale durante il trattamento anti-HIV

Una volta iniziato il trattamento, la carica virale dovrebbe iniziare a diminuire. Lo scopo del trattamento anti-HIV è di raggiungere la cosiddetta carica virale ‘non rilevabile’, possibilmente entro tre/sei mesi dall’inizio del trattamento.

Verrà effettuato un primo test della carica virale a quattro settimane dall’inizio del trattamento e un secondo dopo altre dodici settimane; dopodiché, la carica virale sarà monitorata a intervalli di tre/sei mesi, insieme alla conta dei CD4.

Carica virale non rilevabile

Tutti i test di rilevazione della carica virale hanno una soglia al di sotto della quale non riescono più a determinare la quantità di HIV in modo affidabile: è il cosiddetto limite di rilevabilità. I test attualmente utilizzati hanno un limite di rilevabilità di 40 o 50 copie per millilitro, da cui la definizione di ‘non rilevabile’ per una carica virale inferiore a questi valori. Scopo ultimo del trattamento anti-HIV è appunto quello di far scendere la carica virale a valori non rilevabili.

Tuttavia, il fatto che il livello di carica virale nel sangue sia troppo basso per essere misurato non significa di per sé che il virus sia stato eliminato dall’organismo: potrebbe essere sempre presente, seppur in misura troppo esigua per essere quantificata. Inoltre, il test della carica virale rileva solo i livelli di HIV nel sangue, che potrebbero differire da quelli presenti in altre parti del corpo, come l’intestino o i linfonodi.

Vantaggi di una carica virale non rilevabile

Ci sono diverse ragioni per cui è auspicabile avere valori di carica virale non rilevabili.

Per cominciare, c’è minor rischio che la sieropositività degeneri verso la fase conclamata della malattia. Con una carica virale non rilevabile diminuiscono inoltre anche le probabilità di sviluppare altre gravi patologie; per esempio, è ormai comprovato il collegamento tra HIV e un aumentato rischio di malattia cardiovascolare (cardiopatie e ictus).

In secondo luogo, si riduce notevolmente anche il rischio che l’HIV sviluppi delle resistenze ai farmaci che compongono il trattamento.

Infine, con una carica virale non rilevabile è inferiore anche il rischio di trasmissione del virus ad altre persone, ma quest’ultimo punto verrà approfondito ulteriormente più avanti.

Carica virale rilevabile durante il trattamento anti-HIV

Se nell’arco di tre/sei mesi dall’inizio del trattamento anti-HIV la carica virale non scende a livelli non rilevabili, va valutata insieme al medico la possibilità di cambiare regime farmacologico.

Se invece nel corso del trattamento la carica virale in un primo momento si abbassa sotto il limite di rilevabilità, ma poi torna a essere rilevabile nei controlli successivi, sarà probabilmente necessario cambiare il trattamento anti-HIV.

Se la carica virale si mantiene rilevabile nonostante il trattamento, c’è il rischio di sviluppare resistenze non solo ai farmaci anti-HIV veri e propri, ma anche a quelli affini.

Test di resistenza

Prima di iniziare il trattamento anti-HIV, o prima cambiare il regime farmacologico in corso a causa di una carica virale che non scende sotto il limite di rilevabilità, è bene sottoporsi a un test di resistenza.

Si tratta di un esame del sangue che stabilirà quali farmaci anti-HIV hanno più probabilità di essere efficaci nel contrastare il virus.

I risultati del test di resistenza sono più accurati se la carica virale è uguale o superiore a 200.

Blip viremici

Quando la carica virale è non rilevabile, capita di osservare degli aumenti transitori nella carica virale, i cosiddetti ‘blip viremici’. La carica virale passa da un livello non rilevabile a uno comunque basso ma rilevabile per tornare poi sotto il limite di rilevabilità a controllo successivo.

La presenza di blip viremici non significa necessariamente che il trattamento anti-HIV abbia perso efficacia.

Ci sono diverse teorie sulle cause dei blip, tra cui ‘errori’ del laboratorio di analisi o un’infezione in corso durante l’esame, come un raffreddore o un’influenza. Secondo i risultati di un recente studio, i blip hanno più probabilità di verificarsi in inverno, il che sembrerebbe confermare la teoria delle infezioni come possibile causa.

Se la carica virale dovesse risultare rilevabile in due controlli consecutivi, è il caso di parlare con il medico curante delle possibili cause e valutare l’ipotesi di cambiare il trattamento.

Carica virale e trasmissione dell’HIV per via sessuale

Se è alta la carica virale contenuta nel sangue, potrebbe esserlo anche quella contenuta nello sperma o nel secreto vaginale. Chi ha una carica virale elevata è più a rischio di trasmettere il virus ad altre persone.

Oltre a ridurre la carica virale nel sangue, il trattamento anti-HIV abbassa anche quella contenuta nello sperma e nel secreto vaginale.

Recentemente si è discusso molto sul grado di infettività delle persone che assumono il trattamento e presentano livelli non rilevabili di carica virale nel sangue.

È un argomento controverso sul quale arrivano continuamente nuove informazioni. Per seguire gli sviluppi del dibattito, potete visitare il sito di NAM www.aidsmap.com (in lingua inglese).

Carica virale e trasmissione materno-fetale dell’HIV

Il trattamento anti-HIV è prezioso anche per la prevenzione della trasmissione del virus da madre a figlio. Una donna sieropositiva incinta o che stia pensando di avere un figlio, dunque, dovrebbe sempre consultare un medico per discutere le opzioni di trattamento.

Se la carica virale al momento del parto è bassa, il rischio di trasmissione del virus al bambino è minimo, ma è fondamentale tenere sempre monitorate carica virale e condizioni di salute di madre e figlio durante e dopo la gravidanza.

Community Consensus Statement on Access to HIV Treatment and its Use for Prevention

Together, we can make it happen

We can end HIV soon if people have equal access to HIV drugs as treatment and as PrEP, and have free choice over whether to take them.

Launched today, the Community Consensus Statement is a basic set of principles aimed at making sure that happens.

The Community Consensus Statement is a joint initiative of AVAC, EATG, MSMGF, GNP+, HIV i-Base, the International HIV/AIDS Alliance, ITPC and NAM/aidsmap
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