
Matt Anderson al CROI 2013. © Liz Highleyman / hivandhepatitis.com.
MK-1439, un NNRTI (inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa) di nuova generazione, dà risultati incoraggianti in un primo studio clinico.
Il farmaco si è dimostrato sia altamente efficace contro l’HIV che ben tollerato dai pazienti.
Lo studio, a doppio cieco e controllato con placebo, comprendeva 18 partecipanti HIV-positivi che non avevano mai assunto antiretrovirali (i cosiddetti naive al trattamento).
I pazienti sono stati randomizzati per essere trattati con una o due dosi di MK-1439 (25mg o 200mg) in regime monoterapico, con una somministrazione al giorno per sette giorni, oppure con un placebo.
Entrambi i dosaggi hanno mostrato notevole efficacia contro il virus dell’HIV: nei pazienti trattati con MK-1439 si è infatti osservato un abbattimento della carica virale, che è invece rimasta inalterata nel braccio del placebo.
Inoltre il farmaco, sempre in entrambi i dosaggi, si è mostrato in grado di mantenere concentrazioni sufficienti per inibire la replicazione dell’HIV.
Circa i tre quarti dei partecipanti hanno avuto effetti collaterali: tuttavia, questi sono stati di lieve entità e sono scomparsi una volta terminata la sperimentazione. Non si sono verificati casi di rash cutanei, né anomalie nelle analisi ematiche, né effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale.
È ora in progetto uno studio di fase IIb.
Joseph Gathe della Therapeutic Concepts, Houston, Texas (USA) © Liz Highleyman / hivandhepatitis.com.
I ricercatori hanno presentato i dati raccolti dopo le prime 24 settimane di uno studio di fase IIb della durata complessiva di 48 settimane, in cui come regime di comparazione è stato impiegato l’efavirenz.
I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere una o due dosi di cenicriviroc oppure efavirenz combinato con Truvada.
Alla 24° settimana, circa i tre quarti dei pazienti di ciascun braccio presentavano valori di carica virale al di sotto della soglia di rilevabilità.
Nel braccio trattato con cenicriviroc si è però osservata una tendenza a maggiori aumenti dei CD4.
Il cenicriviroc si è dimostrato sicuro e ben tollerato: solo il 2% dei partecipanti ha interrotto il trattamento a seguito della comparsa di eventi avversi, contro il 18% nel braccio trattato con efavirenz.
Gli autori dello studio hanno inoltre rilevato che il cenicriviroc ha un effetto positivo sui biomarcatori dell’infiammazione, ed è inoltre associato a una riduzione del colesterolo LDL.






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