
Deborah Persaud della Johns Hopkins University School of Medicine al CROI 2013. © Liz Highleyman / hivandhepatitis.com
La 20° Conferenza su Retrovirus ed Infezioni Opportunistiche (CROI 2013) si è aperta con una notizia entusiasmante: quella di una bambina sieropositiva in cui è stata raggiunta una “cura funzionale” dall’HIV, grazie una terapia antiretrovirale basata sulla combinazione di tre farmaci che le è stata somministrata a poche ore dalla nascita.
La bambina ha interrotto il trattamento ormai da un anno e, pur essendo ancora rilevabili esigue quantità di HIV-DNA nelle sue cellule, non c’è traccia di replicazione virale: è quella che viene considerata una cura funzionale.
La piccola era nata prematura da una madre che non sapeva di essere sieropositiva, e al momento del parto presentava livelli rilevabili di carica virale.
I test effettuati a 30 ore dalla nascita evidenziavano nella bambina la presenza di materiale genetico del virus, DNA e RNA, con una carica virale di circa 20.000 copie/ml.
Immediatamente le è stata somministrata una combinazione tre farmaci, l’AZT, (zidovudina, Retrovir), 3TC (lamivudina, Epivir) e nevirapina (Viramune), il trattamento raccomandato per tutti i nati da madri con carica virale sopra la soglia di rilevabilità.
A distanza di sette giorni, alla nevirapina è stato sostituito il Kaletra (lopinavir/ritonavir). La carica virale della bambina è scesa a livelli non rilevabili (inferiori a 20 copie/ml) al 29° giorno di trattamento. La somministrazione della terapia è poi continuata per altri 18 mesi.
Dopodiché, madre e figlia non si sono più presentate ai controlli di follow-up per i sei mesi seguenti. Malgrado l’interruzione del trattamento, tuttavia, la carica virale della bambina era rimasta a livelli non rilevabili, e si è mantenuta tale anche nei rilevamenti successivi.
Anche eseguendo test con strumenti di alta sensibilità, si sono riscontrati livelli bassissimi di HIV e non c’era traccia di replicazione virale nei linfociti CD4 quiescenti. In altre parole, pur essendo presente il DNA del virus nei CD4 in forma latente, l’HIV non dava segno di replicarsi.
I medici ritengono pertanto che si tratti di un caso di cura funzionale (assenza di replicazione virale dopo l’interruzione della terapia).
Ad oggi, è noto un solo altro caso di cura funzionale: quello del cosiddetto ‘paziente di Berlino’.
Sono ora in progettazione degli studi volti ad appurare se questo risultato può essere replicato in altri neonati affetti dal virus dell’HIV.





Traduzione di
Collegati a NAM su Facebook: Tieniti aggiornato con entusiasmanti progetti, le più recenti scoperte ed i nuovi sviluppi dal mondo di NAM.
Segui NAM su Twitter per collegamenti e notizie fresche di stampa dai nostri inviati, che seguono in tempo reale i più importanti sviluppi e conferenze. Trovi il nostro news feed all’indirizzo www.twitter.com/aidsmap_news, ed i nostri tweet sono pubblicati anche su www.twitter.com/aidsmap.
Segui le nostre news sulla conferenza iscrivendoti ai nostri feed RSS.